Se l'economia di pianura ha consolidato la realtà
produttiva del maiale, l'economia della collina ha fatto
nascere la stagionatura dei prosciutti. Ora, se
stringiamo l'obiettivo su San Daniele del Friuli, dopo
averlo aperto sull'Europa e sull'Italia, capiamo subito
il perchè di questa straordinaria peculiarità.
Il colle di San Daniele è di formazione morenica,
situato a pochi passi dalle prime alture delle Prealpi,
lambito alla base dal corso del fiume Tagliamento. Aria
fredda in arrivo da nord, aria calda in arrivo
dall'Adriatico (35 chilometri in linea d'aria: nelle
belle giornate, dal colle si vede distintamente il mare),
entrambe mixate dal corso del fiume, che fa da conduttore
e da climatizzatore naturale. Fondo ghiaioso con ottimo
drenaggio di umidità e ventilazione garbata ma costante
producono le condizioni ideali, da "manuale",
per la stagionatura della carne.
Il prosciutto rappresenta da secoli un autentico legame
storico-culturale-economico per l'Europa continentale,
con una produzione che si estende dalla Penisola Iberica,
all'Italia, alla Francia, a tutta l'Europa
centro-occidentale. Le radici storiche si fondano nello
sviluppo della civiltà rurale e nei territori a ridosso
delle più importanti catene montuose d'Europa. Insomma,
il prosciutto crudo è uno dei prodotti più genuinamente
europei, così come lo è tutta l'economia suinicola. In
Italia, di prosciutti più o meno famosi ne possiamo
trovare un po' ovunque e, in particolare, nella Pianura
Padana.Ed ecco i prosciutti crudi stagionati in Piemonte,
in Emilia a Parma e a Modena, nel Veneto Berico-Euganeo,
in Friuli a San Daniele. E naturalmente anche in Umbria,
nelle Marche, in Toscana...
Come secoli fa, il prosciutto di San Daniele
si fa con passione e conoscenza; oggi si sono aggiunti la
scienza, la razionalità e i sistemi organizzativi
dell'industria moderna. Buona carne, sale giusto, tempo e
soprattutto l'aria di San Daniele, che con la sua poca
umidità e la ventilazione naturale determina il gusto e
l'aroma del prosciutto. Le cosce che arrivano negli
stabilimenti vengono subito pesate e divise. Il peso
infatti ha un'enorme importanza, soprattutto per la
salagione, determinandone la durata, secondo un'antica
"regola aurea": tanti chili, tanti giorni. In
questo modo si lascia che sia la coscia stessa ad
assorbire il sale necessario (è utilizzato
esclusivamente quello marino). La quantità in eccesso,
non penetrata, viene eliminata completamente. A mano,
perché è un'operazione che richiede cura ed esperienza:
potrebbe rimanere dell'umidità all'interno della coscia,
che darebbe origine a macchie scure. Un'altra
caratteristica specifica è la pressatura: non soltanto
rende riconoscibile un "San Daniele", ma serve
ad esaltarne sapore e morbidezza poiché la parte grassa
si distribuisce meglio con quella magra e il prosciutto
si "prepara" bene al successivo processo di
stagionatura.
Dopo aver lasciato riposare le cosce per circa 3 mesi
(durante i quali vengono quotidianamente controllate),
saranno preparate per gli almeno 8 mesi di stagionatura
con un'attenta... toeletta. Lavate e ripulite,
esteticamente saranno più gradevoli. Durante tutto il
successivo periodo, i "mastri prosciuttai"
tasteranno a mano la morbidezza della carne,
l'elasticità della superficie e faranno la
"stuccatura" con un impasto naturale spalmato
sulla coscia, che impedisce alla carne di seccare troppo
rapidamente. Infine, la "grande prova": la
puntatura con un osso di cavallo (sottile e poroso), che
si impregna di quelle caratteristiche che alle narici
esperte dicono "questo San Daniele è Ok".
I Celti, primi utilizzatori del sale per la
conservazione della carne di maiale, hanno lasciato
in Friuli evidenti tracce della loro permanenza in epoca
pre-romana. Il Friuli è terra celtica per antonomasia e
la posizione di San Daniele ne fece un insediamento
importante, posto com'è il colle a cavallo di passaggi
obbligati verso le terre del nord. Oltre ai castellieri
celtici (una sorta di "torre di guardia")
sparsi un po' ovunque nella zona, il più antico
insediamento sandanielese - una villa posta in cima al
colle - è romano, del 1° secolo dopoCristo. E i romani
conoscevano già bene il prosciutto, se nella Roma antica
la strada dei mercanti (oggi via Panisperna) era appunto
intitolata al "panis" (pane) e alla
"perna" ("perna sicca": il
prosciutto). Sul cippo funerario di un macellaio, trovato
a Portogruaro (Venezia), si vede chiaramente l'immagine
di un prosciutto (di San Daniele, ovviamente...), con il
suo bravo zampino. Gli antichi avevano infatti
sperimentato il fatto che la poca umidità, il buon
arieggiamento e il clima delle colline pedemontane
consentivano di conservare meglio la carne e che, anzi,
la miglioravano. Avevano così inventato la stagionatura,
che non è semplice conservazione, ma un fenomeno molto
più complesso e per certi versi quasi... miracoloso, se
si considera che avviene esclusivamente sulla base di
fenomeni naturali. L'unica "forzatura" è il
trattamento iniziale con il sale. Ed è per questa
ragione che la città di San Daniele del Friuli è
diventata famosa per il suo prosciutto, grazie alla
saggezza dei primi "salatori" della storia, che
ne apprezzarono il "micro-clima".

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